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EVENTI

APRILE

 8 - Festa dell'Annunciazione
Rosario e S. Messa ore 18.30 chiesa S. Rocco
14 - Riunione con i genitori dei ragazzi del catechismo
ore 17.00 chiesa S. Rocco
20 - Viaggio a Roma
per l'ordinazione sacerdotale di don Francesco Scavone
28 - Festa della Riconciliazione
ore 16.30 in Chiesa Madre
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 Articoli 

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Roma, 20 Aprile 2024

Ordinazione sacerdotale di Francesco Scavone

presieduta dal Signor Cardinale Angelo De Donatis

del Titolo di San Marco

Penitenziere Maggiore

 

 

Un altro figlio di Pignola mette la propria vita al servizio della Chiesa, il popolo santo di Dio. 

Ma che significa “prete” ? Il termine deriva dal latino presbyter, che a sua volta proviene dal greco  presbýteros, che significa  “più anziano”.

Con questa parola si indica un uomo di Chiesa insignito della facoltà di presiedere le cerimonie religiose, guidare la comunità e predicare la parola di Dio; spesso è anche chiamato Sacerdote.  Non c’è dunque differenza tra sacerdote, prete e presbitero: in tutti i casi parliamo di un uomo che ha ricevuto il secondo livello del Sacramento dell’Ordine Sacro.

Il primo è il Diaconato (i Diaconi  possono predicare la parola di Dio, amministrare il Battesimo, assistere in altri Sacramenti, ma non hanno le funzioni pastorali e sacre dei Presbiteri); il secondo è il Presbiteriato (appunto, i preti), e il terzo è l’Espiscopato,  quello di cui vengono insigniti i Vescovi, ai quali sono affidati i ministeri dell’insegnamento, del governo pastorale e della santificazione.

L’Ordinazione presbiterale è un momento di grande festa e commozione. La liturgia  esprime infatti con grande chiarezza quale deve essere l’identità del sacerdote di Cristo, indica la missione cui egli è chiamato e suggerisce i caratteri fondamentali della vita spirituale cui egli dovrà attenersi.

Dopo la lettura del Vangelo, ogni ordinando viene chiamato per nome e, alzandosi, risponde  “Eccomi”. Questa parola contiene un programma di vita e risuona più volte  nella storia della salvezza, dall’eccomi di Abramo messo alla prova per sacrificare Isacco, all’eccomi come semplice risposta di una umile giovane di Nazareth ad un annuncio sconvolgente.

Nell’eccomi di ogni ordinando risuona dunque questa abnegazione alla volontà di Dio che ci conosce, ci ama, ci chiama per nome; in esso risuona il desiderio di diventare in tutto un servo del Signore. Quell’eccomi è la sola cosa che Dio chiede per inondare del suo Spirito l’ordinando e proseguire in lui il suo progetto di vita.

ESTRATTO  DAL

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI DIACONI ORDINANDI PRESBITERI DELLA DIOCESI DI ROMA

Immagino che, pensando a quel giorno, starete già “studiando” il rito dell’ordinazione! Ebbene, la prima domanda che vi verrà posta circa gli impegni che professerete di assumere, recita: «Volete esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbiteri, come fedeli cooperatori dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo?».

Fedeli cooperatori: cioè, stando al senso delle parole, coloro che “operano con”.  Questo “con” è essenziale, perché la Chiesa, come ci ricorda il Concilio, è anzitutto un mistero di comunione.

E il presbitero è testimone di questa comunione, che implica fraternità, fedeltà e docilità. Coristi, insomma, non solisti; fratelli nel presbiterato e preti per tutti, non per il proprio gruppo, senza pensare mai di essere autonomi e autosufficienti.

 

Secondo aspetto: al servizio del popolo di Dio. 

Sarete preti per servire, conformati a Gesù che «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita» (cf Mc 10,45). Ogni mattina è bene pregare: “Signore, oggi aiutami a servire”; e ogni sera, ringraziando e facendo l’esame di coscienza, dire: “Signore, perdonami quando ho pensato più a me che a mettermi al servizio degli altri”. Servire vuol dire essere disponibili, rinunciare a vivere secondo la propria agenda, essere pronti alle sorprese di Dio che si manifestano attraverso le persone, gli imprevisti, i cambi di programma, le situazioni che non rientrano nei nostri schemi e nella “giustezza” di quello che si è studiato. La vita pastorale non è un manuale, ma un’offerta quotidiana; non è un lavoro preparato a tavolino, ma “un’avventura eucaristica”. È un atteggiamento costante, fatto di accoglienza, compassione, tenerezza, uno stile che parla coi fatti più che con le parole, esprimendo il linguaggio della vicinanza.

Ed è in questa luce che, con la grazia di Dio, si supera il pericolo di covare dentro di sé un po’ di amarezza e di insoddisfazione per le cose che non vanno come vorremmo, quando la gente non risponde alle nostre attese e non si adegua alle nostre aspettative.

 

E ora veniamo all’ultimo aspetto: sotto la guida dello Spirito Santo.

Allo Spirito, che discenderà su di voi, è importante dare sempre il primato. Altrimenti, quando si conta sulle proprie forze, si rischia di trovarsi con un pugno di mosche in mano. La vita sotto la guida dello Spirito vuol dire passare dall’unzione dell’ordinazione a un’“unzione quotidiana”; e Gesù effonde su di noi l’unzione dello Spirito quando stiamo alla sua presenza, quando lo adoriamo, quando siamo intimi alla sua Parola. Stare con Lui, poi, ci permette anche di intercedere davanti a Lui per il Santo Popolo di Dio, per l’umanità, per le persone che si incontrano ogni giorno. Così, un cuore che attinge la propria gioia dal Signore e feconda di preghiera le relazioni, non perde di vista la bellezza intramontabile della vita sacerdotale.

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Giovedì santo, Santa Messa in Cena Domini

La lavanda dei piedi

Come siamo soliti fare ormai da diversi anni, anche quest’anno 12 ragazzi che si apprestano a ricevere il dono dello Spirito Santo nel sacramento della Confermazione, hanno interpretato i 12 apostoli a cui Gesù lava i piedi durante l’ultima Cena.

La Pasqua è il cuore della vita cristiana, dalle vicende pasquali nasce la Chiesa, focalizziamo l’attenzione sull’evento irripetibile della Pasqua che non è la morte di Gesù, ma la resurrezione, la sua vita nuova.

Ingresso di Gesù a Gerusalemme, lavanda dei piedi, croce, resurrezione…

Gesù si prepara a festeggiare la Pasqua con i suoi amici e per prima cosa lava loro i piedi. Perchè?!!!

Il rito del Seder di Pesach, la cena pasquale ebraica che Gesù mangia con i suoi apostoli, prevedeva, al suo inizio, che il capofamiglia lavasse le mani ai commensali, prima di iniziare il pasto.

Gesù reinterpreta questo gesto con il lavaggio dei piedi. A quel tempo era usanza che i servi o gli schiavi lavassero i piedi agli ospiti per togliere la sabbia delle strade polverose, dopo questo gesto iniziavano a cenare tutti insieme, Gesù spiega questo suo gesto in Giovanni 13,1-15 :

“Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2 Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. 6 Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7 Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8 Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9 Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10 Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11 Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi». 12 Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15 Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.”

La lavanda dei piedi non deve essere visto esclusivamente come un gesto umile, ma è il gesto che simboleggia il dono della vita di Gesù per i suoi; per comprendere appieno questo gesto bisogna far riferimento ad un parallelismo di verbi tra il gesto di Gesù di togliere la veste e riprenderla, e i verbi del cap, 10,17 di Giovanni riguardo al buon pastore che da la vita per le sue pecore: “per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi…”

Gesù è stato appena acclamato Re, il Re della Pace, ma che resta pur sempre Maestro ed in quanto tale continua ad insegnare ed insegna ad aiutarci gli uni gli altri.

Egli attraverso il gesto della lavanda dei piedi sta dicendo a tutti “Vi voglio bene. E come io amo voi, voi amatevi gli uni gli altri”! La Chiesa vede in questo gesto un simbolo dell’amore di Dio, ed esso riassume tutta la vita di Gesù, il quale non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Mc.10,45).

I cristiani rivivono il gesto della lavanda dei piedi durante la liturgia del Giovedì Santo nella S. Messa in Cena Domini. Questa memoria prende anche il nome di “Mandatum”.

Una curiosità: i cistercensi, ordine monastico originato verso la fine del XI secolo, praticavano questo gesto settimanalmente, ogni sabato.

Nel gesto della lavanda Cristo si mostra “Servis servorum Dei, cioè servitore tra i servitori di Dio”.

A Giovanni il Battista, che Gesù avrebbe poi definito “il più grande tra i nati da donna”(Mt 11,11) non venne concesso il privilegio di essere chiamato da Cristo a far parte dei 12 apostoli per battezzare in acqua e Spirito Santo, eppure a lui venne riservato il privilegio del Battesimo di Gesù in sola acqua. Nonostante ciò Giovanni, il più grande uomo mai vissuto, non si riteneva degno di legare i lacci dei sandali a Cristo. Dio stesso invece, riteneva di dover fare di più del gesto del Battista, lavando i piedi dei dodici, partendo da Pietro che di lì a poco lo avrebbe rinnegato per tre volte.

Servitore dei servitori di Dio è il titolo appunto, che spetta ai successori di Pietro, l’apostolo al quale Gesù rese per primo testimonianza. Ed è con questo grande gesto d’amore che si apre il Triduo Pasquale che ci porterà a guardare e vivere il fine ultimo della sua vita e quello di ognuno di noi: la Resurrezione. “se Gesù non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede” (1Cor.15)

Le catechiste

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Veglia Pasquale

Ha un fascino sempre nuovo la veglia pasquale.

La benedizione del fuoco e dell’acqua ci ricordano con la forza dei simboli l’evento della salvezza che si attua nell’oggi della nostra vita. E’ il Regno sempre atteso e già presente, nascosto come il lievito nella pasta ma che agisce prorompente a sostenere la nostra speranza.

Appare oggi così difficile la speranza, in un mondo lacerato da guerre e povertà dove  incerto è l’avvenire dei giovani, fragile il tessuto sociale, svaniti i punti di riferimento tradizionali; per molti la stessa sopravvivenza è ormai un problema.

Eppure proprio per questo mondo nella notte di Pasqua la liturgia fa risuonare il richiamo di Isaia:

“o voi tutti assetati, venite all’acqua; chi non ha denaro venga ugualmente: comprate e mangiate senza denaro e senza spesa vino e latte” (Is.55,1)

Sono espressioni simboliche che annunciano salvezza, pace, liberazione dal male.

L’oscurità della chiesa che accoglie i fedeli viene squarciata dalla luce del cero pasquale, simbolo di Cristo vincitore sulla morte; e nel chiarore della nuova luce irrompe il canto dell’exultet che racconta la speranza che ogni cristiano custodisce nel suo cuore.   Nei momenti bui che stiamo vivendo si avverte più che mai il bisogno di serenità: i mezzi di informazione ci inondano a tutte le ore di avvenimenti terribili in ogni dove, che scuotono le nostre vite generando un profondo senso di incertezza.

Il desiderio dei tantissimi fedeli che hanno partecipato alla veglia pasquale è stato ampiamente appagato dalle parole di speranza e di pace presenti e significate in ogni azione liturgica di questa santa notte: entrati nella buia chiesa col buio anche nell’animo, essi sono usciti confortati dalla luce pasquale, rincuorati dalla speranza che il male sarà sempre sconfitto dal bene, come la luce sconfigge il buio.

“Ogni giorno è Pasqua per chi sa sperare sopra il sepolcro chiuso”  (G.Bevilacqua)

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24 marzo 2024 - Domenica Palme

Anno 33 d.C. Gerusalemme, davanti alla città santa, sul pendio del monte degli ulivi da cui si domina l'intera città, secondo l’evangelista Luca, Gesù entra in groppa all'asino. Con questo gesto Gesù si presenta come il re di Israele, il messia atteso, ma perché mai un Re sceglie come cavalcatura un asino?

L’asino è una cavalcatura in tempo di pace, il cavallo rimanda al suo utilizzo in battaglia.

Secondo la Genesi e la profezia di Zaccaria l’asino caratterizza il Re messianico che discenderà da Giuda (Gn. 49,11). Anche il Re Salomone al momento dell’incoronazione (1Re 1,38-40), venne fatto salire sulla mula del Re Davide, mentre il suo rivale Adonìa si era procurato inutilmente carro e cavalli (1Re 1,5).

Quindi è chiaro perché Gesù sceglie come cavalcatura un asino, egli è il Re della pace, il suo regno è un regno di pace.

I Vangeli descrivono una scena d’incoronazione; i pellegrini che vanno a Gerusalemme e che sapevano ciò che Gesù diceva e faceva, lo riconoscono quale Re, è il Re d’Israele. La scena che descrive i pellegrini che stendono i mantelli come a formare un tappeto è simbolo di incoronazione, gli stessi venivano stesi sui gradini che portavano al trono.

Il Monte degli Ulivi, dove S. Luca colloca la scena, era un luogo di preghiera in cui Yahweh si sarebbe rivelato nel giorno del giudizio. Per gli ebrei il Messia, venendo dal deserto si sarebbe rivelato sul Monte degli Ulivi.

Con questo episodio evangelico la settimana della Passione viene aperta nel segno della regalità Messianica. Lo stesso tema che chiude il “Titulus crucis” (titolo della croce). Secondo l’evangelista Giovanni, l’iscrizione apposta sopra la croce recitava “Gesù Nazareno, re dei Giudei”.

Gesù entra in città acclamato come un Re prima di Pasqua, ed è condannato a morte pochi giorni dopo da Pilato con appunto l’accusa di essersi dichiarato tale.

Anche la nostra comunità parrocchiale domenica ha ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Dopo la benedizione delle palme tenutasi nella chiesa di Sant’Antonio, in processione si è saliti in chiesa Madre osannando al Re dei Re.

Le catechiste

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Il nostro plauso e ringraziamento ai componenti del Comitato Festa che hanno svolto un egregio lavoro di ripulitura del triangolo di verde che affianca la scalinata per la Chiesa Madre, nel quale hanno poi piantato un ulivo che hanno battezzato Ireneo, che in greco vuol dire "dedicato alla dea Eiréne", la dea della PACE.

L’ulivo era tenuto così tanto in considerazione presso gli antichi Greci che la legge dell’epoca prevedeva l’esilio per chiunque osasse danneggiarlo; gli atleti che si distinguevano alle Olimpiadi ricevevano in dono un’ampolla d’olio ed il loro capo veniva adornato con una corona di rami d’ulivo intrecciato.

 

La prima citazione dell'ulivo nella Bibbia appare alla fine del racconto del diluvio quando la colomba porta a Noè, come segno di pace, un ramoscello di olivo; l’olio è impiegato durante il Battesimo, la Cresima, l’Ordine Sacro e l’ Unzione degli infermi.

Nei Vangeli si narra di come Gesù venga accolto a Gerusalemme da una folla che sventola foglie di palma ed ulivo; Cristo, inoltre, trascorre le ore appena precedenti la sua Passione nell’Orto degli Ulivi. Quando scese dalla croce, un ulivo lo attendeva per dargli conforto e riposo, e il terzo giorno risorge tra gli olivi.

Corteccia rugosa, tronco contorto

il vecchio Ulivo, dignitoso e assorto,

alle carezze del vento

scuote le foglie d’argento,

c’è un lieve frusciare

un brusio, un sussurrare:

“La vita è preziosa, sii buono

un rametto d’ulivo vuol dire

PERDONO.

La vita è stupenda e fugace

un rametto d’ulivo vuol dire

PACE.”

                                                                  Velise Bonfante

Venerdì 29 marzo si è svolta la 50^ edizione della “Via Crucis vivente”. L’evento è stato organizzato anche quest’anno dalla Parrocchia Santa Maria Maggiore di Pignola in collaborazione con l’Azione Cattolica locale, il gruppo teatrale “Il Sipario”, l’ASD Equitation Passion di Postiglione e con il settore giovani della Proloco “Il Portale” di Pignola. La regia è stata affidata a Paolo Rosa e Stefania Covino con la collaborazione di Davide Lauria, Giuseppe Signorelli, Francesco Palmieri, Fausto Marcogiuseppe e Anna Candela che hanno curato gli aspetti scenografici e tecnici.  Tanti sono stati i figuranti che si sono impegnati a far rivivere prima nella Chiesa Madre di Pignola e poi per vie del centro storico gli ultimi momenti di vita di Gesù.

La Via Crucis, come ha sottolineato il parroco Don Antonio Laurita, è un momento di partecipazione attiva al mistero della passione e morte di Gesù Cristo per questo è un appuntamento immancabile per la comunità pignolese, una tradizione da difendere e tramandare. La parrocchia non può dunque esimersi dal far vivere in maniera più intima e coinvolgente quest’evento che riunisce l’intera comunità e permette di vivere i misteri pasquali. La rappresentazione sacra è stata pertanto l’occasione più propizia per ripercorrere la via del Calvario ascoltando dalla voce dei protagonisti il racconto degli avvenimenti.

Ogni personaggio ha incarnato una sfaccettatura di umanità. Nella storica rappresentazione di Pignola il racconto dei fatti ha seguito una narrazione cronologica: tutto ha avuto inizio nella notte abitata dalla solitudine nel Getsemani e caratterizzata dal tradimento di Giuda. Da qui sono poi stati poi ripercorsi i momenti salienti che hanno condotto Gesù alla croce, dal Sinedrio al processo a Gesù davanti a Pilato dove il racconto è diventato corale   fino ai momenti toccanti e silenziosi dell’incontro con la Madre, con la Veronica, le pie donne e con Simone di Cirene.

La rappresentazione si è dapprima svolta nella Chiesa Madre per poi continuare lungo le strade e i larghi del centro storico. Ma i momenti più emozionanti si sono svolti tra i ruderi della Chiesa di San Donato dove si è inscenata la morte del Redentore con l’alzata delle croci, in uno degli scenari più belli e suggestivi della regione che ha dato la sensazione di vivere il Golgota.

Insieme alla narrazione, le parti recitate, i costumi, le suggestive musiche, hanno trovato spazio anche la meditazione e la preghiera.  Il messaggio ultimo della rappresentazione è che seppur tutto sembra concludersi in quel doloroso saluto, il Mistero della Pasqua “esplode” nella certezza della Resurrezione. Da questo incontro tra la Croce e il popolo nasce la Preghiera.

È questo il giorno in cui l’assemblea si raccoglie per meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprime l’umanità, per ripercorrere le sofferenze del Signore che espiano questo peccato. Adorare la Croce presuppone tre azioni: incedere, svelare, proclamare. E questa gioia nasce dalla certezza della Salvezza che raggiunge ogni uomo, di qualunque classe e categoria, di cui la Preghiera Universale rappresenta una splendida sintesi. E di tutto questo con la suggestiva e storica rappresentazione della via Crucis l’Azione Cattolica e tutta la comunità parrocchiale di Pignola hanno fatto sintesi offrendo anche quest’anno una straordinaria testimonianza.

Angela Guma

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Domenica 17 marzo si è tenuta a Pignola una straordinaria festa dell’adesione all’Azione Cattolica. Infatti quest’anno per difficoltà contingenti si è preferito spostare la cerimonia solenne del tesseramento, che solitamente avviene il giorno 8 dicembre, ad una data successiva al rinnovo del Consiglio Parrocchiale. La scelta è stata legata anche alla volontà di creare un momento di riflessione sull’identità dell’Associazione e di apertura alla comunità per favorire nuove adesioni.

Pertanto, dopo la cerimonia liturgica presieduta da Padre Angelo Salvia, durante la quale sono state benedette le tessere, si è tenuto un momento di riflessione con testimonianze di veterani dell’Associazione e di Rocco Marcogiuseppe, un giovane nuovo tesserato che ha delineato le motivazioni che lo hanno indotto ad una tale scelta. È stato proiettato un video allestito da Diego Brigandì sui momenti più significativi della vita dell’associazione a partire dagli anni Ottanta, che ha suscitato grande emozione nei presenti. Di grande importanza è stato il prezioso contributo dei rappresentanti dell’Azione Cattolica diocesana Luca Micelli, responsabile settore adulti, e Federica Roma, responsabile del settore giovani: la loro presenza ha comprovato come uno degli aspetti fondamentali dell’AC sia l’apertura, la capacità di camminare insieme per sostenere e sostenersi.                                

Il tema centrale della serata, “Prospettive ed impegno”, ha caratterizzato i diversi interventi dai quali è emerso che aderire ed impegnarsi in Azione Cattolica risponde principalmente ad un atto di responsabilità che si traduce nel dovere morale di offrire, nei limiti e possibilità di ciascuno, la propria disponibilità affinché l’Associazione in Parrocchia si arricchisca di una nuova vitalità in uno spirito di accoglienza.

Ma aderire all’AC non è solo questo: cristianamente parlando è la risposta ad una chiamata.

Non a caso il percorso associativo si fonda su quattro pilastri fondamentali per la vita di ogni Cristiano: responsabilità, fraternità, ecclesialità, interiorità.

Se è un atto di responsabilità offrire la propria disponibilità, la fraternità è il nerbo dell’AC, è il fare gruppo, ossia la dimensione comunitaria. Il cammino di formazione parte dai sei anni e arriva all’età adulta, ma la vita in gruppo è attività di animazione, condivisione di esperienza, è un cammino di crescita che ci accomuna ad altre comunità perché identico ai percorsi presenti nella nostra diocesi e in tutte le altre diocesi d’Italia in una dimensione ecclesiale (ecclesialità) dove si perseguono da sempre obiettivi comuni in collaborazione con l’assistente parrocchiale, che è il riferimento per una crescita nella fede (interiorità).

Incisivo è stato a tal proposito l’intervento del Parroco, Don Antonio Laurita, che ha sottolineato l’importanza dell’autonomia del laicato propria dell’AC nella guida della comunità Parrocchiale, precisando che il ruolo del Parroco è quello di assistere, non di guidare o imporre. Ciò è senz’altro valido per Pignola, che vanta una tradizione di adesione tra le più antiche della Diocesi; qui da noi l’AC è stata un punto di riferimento, la prima associazione, quella a cui tutti dobbiamo la nascita di uno spirito aggregativo e di servizio autentico verso gli altri. Essa ha rappresentato una dimensione fondamentale, perché la partecipazione agli incontri ha significato e significa trovare tempo per stare insieme, proporre le proprie idee e prima ancora  ascoltare quelle degli altri, mettendosi in discussione con chi ci sta accanto: in definitiva significa fare comunità, fondandola sulla condivisione.

 

Una Azione Cattolica fiorente nella parrocchia rappresenta un valore anche per la comunità civile, poiché un’associazione che vive appieno il proprio impegno ricopre anche un ruolo culturale e sociale per il territorio. Per un’autentica crescita civile Pignola ha bisogno di uno spirito di unione e non di contrapposizione, e l’AC in questo ha il dovere di fare da garante.

L’augurio a tutti i componenti il nuovo Consiglio Parrocchiale è di procedere uniti in un cammino di condivisione e crescita finalizzato alla cura educativa e alla passione per il bene comune: è questa la via perché l’Associazione cresca e faccia crescere.

Angela Guma

AZIONE CATTOLICA: SCUOLA DI VITA

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Cara Angelina,

uno strazio senza fine ha pervaso il mio cuore. Separarmi da te mi è difficile perché abbiamo condiviso tutto nella nostra vita. Ora tante immagini sfilano nella mia memoria. E proprio sul filo della memoria ti rivedo bambina. Allora la lettura era la tua passione preferita, lo è stata per tutto il resto della tua vita. Possedevi una cultura profonda proprio grazie a questa tua passione.

Avevi un'arte incredibile nelle tue mani… china su un ago sapevi creare manufatti divini.

Poi con l'apertura della ' Boutique Vignola' hai saputo scegliere abiti speciali ed era tanta la loro qualità che la gente ancora dice 'È un abito di Angelina’’. Nessuno dimentica la tua bella persona nota per laboriosità e creatività.

La tua vita era illuminata dall'amore verso le tue figlie Teresa, Mariella, Irene, Valeria che riempivano il tuo cuore di gioia con il loro amore e per la relativa affermazione in campo lavorativo e sociale.

Ad esse mancherà l'affetto premuroso e tenero di una mamma come te. Mancherai anche al tuo Antonio verso cui nutrivi un amore profondo che niente è riuscito mai a scalfire. Mancherai loro come la luce del sole. Mancherai tanto anche a me, noi due sempre insieme, nella gioia e nel dolore.

È triste non poter condividere con te i miei pensieri più profondi, le mie ansie, le mie sofferenze.

Sei sempre stata una parte speciale della mia vita e continuerai ad esserlo nella mia memoria e nelle mie preghiere. Dignitosa e laboriosa, hai racchiuso in te le massime virtù.

Ora non mi resta altro che cullarmi nei dolci ricordi mentre il mio pensiero vola lassù in cielo a cercare un angelo tra gli angeli.

Buon viaggio, adorata sorella…sarai ovunque sarò io.

Ninetta

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Chi volesse assistere alla cerimonia dell’ordinazione in Roma può prenotare ai  numeri:

329 1892278 – 349 7031029
entro il 31 Marzo.
Partenza pullman

il 20/4 ore 09:30 (distributore); rientro al termine dei festeggiamenti
Costo del viaggio and/rit:

€ 30 a testa

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In memoria di don Rocco

Sabato 9 Marzo, anniversario della dipartita di don Rocco Piro, la messa in San Rocco è stata officiata dal vescovo Mons. Ligorio.
Al termine è stato proiettato un breve filmato realizzato da Salvatore Pentangelo, costituito da un collage di immagini su vari momenti della vita del nostro caro don Rocco.


Chi non fosse stato presente può vederlo cliccando qui appresso

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Caro Don Rocco,

alla vostra morte uno straziante dolore invase i nostri cuori: non potevamo pensare che noi reggessimo a tanta notte, eppure, è trascorso un anno e stasera siamo qui per ricordare la scomparsa di una così grande e splendida luce, una meteora nella nostra comunità. Le mie parole, unite al coro di tutti, per osannare la vostra grandezza, anche se modeste, vi giungano care perché dettate dal cuore.

Sì, ci siamo sentiti tutti orfani, infatti siete stato per noi un padre meraviglioso.

Ci avete insegnato ad amare Dio privilegiando la parte misericordiosa anziché quella punitiva…

Con la vostra profonda cultura avete arricchito le nostre anime oltre che le nostre menti. Ci avete particolarmente legati al culto della Madonna. Risuonano, infatti, ancora nella Chiesa Madre le dolci melodie di tante litanie oltre alle messe del Perosi, degli Angeli che ci avete sapientemente insegnato, coadiuvato dal caro Lillino Ambrico che è venuto, da poco, a farvi compagnia nel cielo. Avete aiutato i bisognosi, confortato gli ammalati, visitato i moribondi, consolato gli afflitti, curato molto l'Azione Cattolica. Certo non vi sono mancate le sofferenze che avete superato con quella sana ed arguta ironia che non vi mancava. Vi sono stata anche grata per quella valida collaborazione offerta a Bruno in campo politico e sociale.

Ho ancora vivo il ricordo di quando venni a farvi visita con mia sorella Annamaria che lesse dei pensieri che vi avevo dedicato in occasione del vostro novantanovesimo compleanno... Avremmo voluto festeggiare anche il centesimo! Metteste la lettera sotto il guanciale dove c'era la corona che il nostro Don Antonio vi aveva portato da Guadalupe. Sono certa che sono state il viatico di quegli ultimi giorni terreni. Anche in quella circostanza foste per noi un grande maestro: diceste che sentivate la fine vicina ma senza tristezza, con pacata e cristiana rassegnazione Ci sembrava di udire le parole di San Paolo che avete tanto studiato e amato. Così la luce della fede mitigò l'angoscia delle vostre ultime ore. Carissimo don Rocco, certamente, ognuno di noi può ricordare un incontro, una parola buona, una confessione, una confidenza che ci hanno aiutato a continuare il nostro cammino di fede.

Vorremmo sussurrare al mondo intero che rimarrete per sempre nei nostri cuori e intanto, Vi imploriamo: continuate a vegliare e a pregare per noi.

 

Ninetta Perone e tutta la comunità di Pignola

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AZIONE CATTOLICA - Pignola

Il giorno 13 Febbraio nella chiesa di San Rocco si è riunita l’assemblea per l’elezione del Consiglio Parrocchiale, che ora risulta così costituito:

 

  • Angela Guma - presidente

  • Fiorentino Trapanese e Francesca Conte - responsabili Adulti

  • Francesco Palmieri e Mariangela Albano - responsabili Giovani

  • Stefania Covino - responsabile Acr

  • Mara Azzarino - vice responsabile Acr

  • Davide Lauria - segretario

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Immagini del pellegrinaggio a Catania - 3/4 Febbraio
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In memoria di Antonio Scavone

Carissimi, esprimo profondo dolore per la perdita del vostro caro congiunto Antonio.

Una persona perbene, sempre disponibile verso gli altri, e tutto dedito al lavoro e alla famiglia.

Una famiglia composta da tanti bei figli che, seguendo il suo esempio, vi siete tutti affermati in campo lavorativo e sociale.

Spesso lo incontravo sulla strada quando svolgeva, egregiamente, il suo lavoro di collaboratore scolastico. Ci scambiavamo qualche messaggio… Io gli chiedevo notizie di Massimo, caro amico del mio Francesco di cui era stato anche compagno di scuola e di Stefania, una ragazza a me tanto cara come pure lo sono gli altri. Era così orgoglioso di tutti voi, compresa la sua cara moglie, che gli occhi esprimevano trasporto e grande emozione nel parlarne.

Ora lassù, nel cielo vivrà nella Gloria di Dio che tutto concede a chi svolge una vita degna di lode.

Di là continuerà a vegliare su di voi perché tutto vada bene.

Da parte mia, vi esprimo grande vicinanza e affetto.


Ninetta Perone e famiglia

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