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13 Giugno 2021

Prima confessione: festa del perdono

 

Nonostante le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, le varie quarantene, gli stop, le paure siamo arrivati alla celebrazione del sacramento della prima confessione....

Siamo molto orgogliosi dei nostri bambini, hanno frequentato le lezioni di catechismo con costanza, attenzione e nonostante le mascherine e i distanziamenti abbiamo visto nei loro occhi la voglia di imparare e lo stupore nello scoprire il meraviglioso sacramento che è quello che hanno ricevuto consapevolmente per la prima volta...

La celebrazione è stata molto partecipata, nonostante l'evidente emozione dei bambini, e anche la nostra. Accompagnarli nel loro percorso di fede è sempre una forte emozione per noi....

Grazie a voi bambini, che ogni sabato ci avete rallegrato per un ora,

Grazie a voi genitori, per la fiducia mostrataci in questo momento così delicato...

Speriamo l'anno prossimo possa tornare tutto alla normalità...

                                                                                                                                                            Le catechiste

                                                                                                                                Teresa, Mariagrazia e Carmela

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25 GIUGNO 2021 - CRESIMA

 

Anche questo percorso è giunto al termine, un nuovo gruppo di ragazzi  oggi  riceve il Sacramento della Cresima

Il rituale si ripete con  l’ingresso processionale in Chiesa alla presenza del Vescovo.

La cerimonia vede presenti genitori e parenti emozionati .

Questa volta l’emozione è davvero tanta perché questi dodici ragazzi arrivano a conclusione del loro cammino di preparazione dopo aver vissuto la sospensione delle attività di catechesi a causa del Coronavirus.

Durante questo periodo di sospensione  la tecnologia ci ha permesso di mantenere vivo il contatto con i ragazzi con  l’utilizzo di materiale fornito dall’ufficio catechistico diocesano  (schede formative, video, preghiere in famiglia).

Gli ultimi incontri fortunatamente si sono potuti svolgere in presenza e il risultato non è mancato, alla ripresa i dodici cresimandi mostravano il loro desiderio di chiudere il percorso iniziato e di ricevere questo Sacramento così importante e impegnativo per la vita del cristiano.

La celebrazione è stata presieduta da Monsignor Ligorio.

Anche il parroco ha rivolto un messaggio ai ragazzi e considerando il numero li ha paragonati ai 12 apostoli che con paura e al tempo stesso impegno e amore si sono predisposti a ricevere lo Spirito Santo rendendosi strumenti di evangelizzazione..

Da parte dei ragazzi si è notata attenzione e tanta emozione.

Da parte di noi catechiste un grazie a questi ragazzi che ci hanno permesso di rivivere l’importanza dei contenuti di questo Sacramento e ci hanno  fatto ricordare con tanta nostalgia il primo anno di catechismo quando iniziavano spauriti un percorso che dopo sette anni li vede investiti di un grande e misterioso incarico .

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Piccole riflessioni sul periodo

Riferendosi al momento che stiamo attraversando, anche se chiamarlo “momento” ormai è solo un modo di dire, visto che parliamo di un anno,  è senz’altro appropriata la citazione di Cicerone  ”Mala tempora currunt…” ossia “sono brutti tempi…”, per indicare che è effettivamente un periodaccio.

Al riguardo, appare senz’altro comprensibile che di norma si ometta di citare anche  la seconda parte, che da vero uccello del malaugurio dice  ”… sed peiora parantur “ cioè  "…ma se ne  preparano di peggiori", nella speranza che ciò non si avveri, perché stiamo già abbastanza male così, senza bisogno d’altro.

Tentando per un momento di dimenticare i fatti più gravi, ce ne sono di “piccoli” che però ci danno comunque fastidio.

Come spesso accade per tutte le cose che diamo per scontate, noi ci accorgiamo della loro importanza solo quando siamo costretti a farne a meno. Un ottimo esempio di ciò è il semplice, abitudinario gesto dello scambiarsi una stretta di mano nell’incontrarsi; gesto del quale molto probabilmente in tanti non si sono mai chiesti la provenienza.

Bene, forse siamo tornati alle sue origini: un tempo la spada stava appesa al fianco sinistro e la si sguainava con la destra per infilzare il nemico, quindi l’offrire la mano destra “vuota” stava ad indicare che non si avevano cattive intenzioni (anche se a dirla tutta c’era anche la variante che prevedeva di usare la mano per stringere l’altrui avambraccio, così da appurare che non ci fosse un pugnaletto nascosto nella manica: la prudenza non è mai troppa …)

A pensarci bene, in effetti oggi non ci diamo la mano proprio per non “far del male” all’amico passandogli graziosamente una manciata di virus, per cui ci siamo dovuti  ingiapponesire.

Sia detto col massimo rispetto per quella millenaria civiltà, ma sostituire una calda stretta di mano con un abbozzo di inchino ci lascia sicuramente insoddisfatti; e per carità di patria non vogliamo menzionare quel coreografico toccarsi i gomiti che ci fa somigliare a degli strani danzatori di una quadriglia senza contatto.

Giusto per tornare alle “cose di chiesa”, si ha un bel dire che un battesimo o un matrimonio devono essere occasione di festa “interiore” più che esteriore; ma la tradizione del riunirsi con parenti ed amici in un allegro e rumoroso banchetto con molteplici portate dopo la cerimonia in chiesa non si può sradicare da un giorno all’altro, e forse neanche da un anno all’altro.

Di conseguenza, per adesso questi eventi vengono posposti nella speranza che presto arrivino tempi migliori, nei quali sia possibile ritrovarsi tutti insieme senza strani bavagli appesi alle orecchie per non “sputacchiare” sugli altri commensali nella foga dei discorsi e delle risate conseguenti alle libagioni, e senza il divieto di fare assaggiare al vicino di posto una forchettata dal proprio piatto per farlo pentire di aver fatto una scelta differente.

Speriamo dunque che, alla faccia di Cicerone, il prossimo futuro sia decisamente migliore e ci permetta di riempire con tanti di questi eventi la pagina “Vita parrocchiale” del nostro sito internet, pagina che ormai da troppo tempo appare desolatamente vuota tranne che, ma questo fa parte del nostro passaggio su questa terra, per la parte che ci ricorda coloro che ci hanno lasciato per sempre.

                                                                                                                                                                                 DB

Partecipazione e condivisione

Partecipare per contribuire alla crescita socio-culturale della Comunità in cui si vive, è un diritto-dovere di ogni singolo cittadino oltre che di ogni entità aggregante.

L’Azione Cattolica pignolese è sempre stata sensibile, e più che presente, in momenti ed aspetti che hanno cercato di porre in essere tali peculiarità. Lo ha fatto, lo fa e lo farà, perché è attenta ad ogni momento della vita pignolese ed al suo fermento, impregnato di azioni che danno continuamente vigore e passione alla crescita sociale.

Ha sempre fatto ciò attraverso la condivisione di quelle specificità in cui si rispecchiava una forte azione evolutiva, capace di arrecare al bene comune vantaggi oltremodo positivi e di contribuire a dissipare quella ingombrante nebulosità che ancora oggi pervade molti aspetti della longeva, ma alquanto sconosciuta, identità pignolese.

Proprio su tali prerogative si è retto e si è concretizzato l’evento che in questo periodo ha preso forma e consistenza.

Mi riferisco alla commemorazione del 600° anniversario dell’annessione della Terra di Vignola (Pignola) alla Casa Santa dell’Annunziata di Napoli da parte della Regina Giovanna II d’Angiò avvenuta nell’anno 1420.

Infatti, l’iniziativa in parola è nata, ha preso forma ed è partita proprio dall’Azione Cattolica, coinvolgendo, da subito, le Istituzioni e le Associazioni del posto. Poi, allorquando è maturato in ognuno il convincimento della fattibilità di quanto proposto, non ha esitato a passare il testimone alla Pro Loco, ove la Presidente, Dr.ssa Loredana Albano, di buon grado ed impegno, si è assunta l’onere gestionale e organizzativo dell’evento che, grazie ad un contributo economico Ministeriale, scaturito, questo, dalla competenza manageriale di Pierpaolo Albano, coadiuvato da Rocco Corleto, si protrarrà per ben tre anni.

Se a qualcuno, alla luce di quanto sopra, potrà sembrare strano la rinuncia  all’azione gestionale dell’evento da parte dell’A.C. si sbaglia.

Ognuno deve saper pesarsi, autovalutarsi e fermarsi di fronte alle difficoltà oggettive, che richiedono particolari aspetti e problematiche organizzative, di gestione ed operative, se queste vanno ben oltre le proprie possibilità.

Se l’obiettivo da perseguire è quello di operare per crescere e non certo quello di crescere solo e soltanto per autoreferenziarsi, si rende più che necessario mettere in atto le più opportune azioni che possano consentire di raggiungere gli obiettivi di fondo prefissati. Per questo, dobbiamo convincerci che è essenziale esserci, partecipare con passione ed impegno, autoregolandoci e, più di tutto, sapersi pesare nella piena consapevolezza dei propri limiti e delle proprie possibilità.

L’Azione Cattolica, infatti, sostenendo in pieno tale tesi, sarà comunque in prima fila; affiancherà, come tutti gli altri, la Pro Loco; sarà presente con tutti i suoi iscritti, con le sue proposte e le sue idee, perché sorretti dal convincimento che un pezzo della nostra storia ha bisogno di essere portato alla luce, affinchè la vera identità pignolese possa riaffiorare e ripresentarsi sotto altre angolature e prospettive.

Per questo abbiamo voluto condividere con tutti questa iniziativa, stimolare tutti a prendere consapevolezza di quanto si sta concretizzando e partecipare a tutti le motivazioni di fondo che hanno dato la spinta a tale evento.

Pertanto, qui di seguito, si trascrivono la presentazione dell’evento avvenuto in Canonica nel Luglio 2020 e la trascrizione dell’atto notarile della Regina Giovanna II del 15 luglio 1420.

Tutto questo l’Azione Cattolica lo fa con grande piacere, nella certezza che le idee, identità immateriali, servono a far crescere una, dieci, cento, mille teste, solo se tali idee sono condivise alla luce del sole.

 

Pignola, 09 marzo 2021                                                                                    Il Presidente

                                                                                                                           Fiorentino Trapanese

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PIGNOLA  E L’INFLUENZA SOCIALE, CIVILE, ECONOMICA  E CULTURALE EREDITATA  DALL’ANNESSIONE AVVENUTA NELL’ANNO 1420 ALLA CASA SANTA DELL’ANNUNZIATA DI NAPOLI

 

La Casa Santa (Chiesa ed Ospedale) dell’Annunziata di Napoli ha dedicato, sin dalla sua fondazione ufficiale, avvenuta nel 1343 ad opera della Regina Sancia di Majorca, consorte di Re Roberto d’Angio’, i suoi servigi alla cura dei poveri e bisognosi.

La tradizione narra che ad edificare, in principio, una cappella dedicata all’Annunziata, furono i fratelli Nicolò e Giacomo Capece Scondito, dopo una supplica rivolta alla Vergine Maria, in seguito alla loro prigionia avvenuta nel 1315 con la sconfitta di Roberto d’Angiò a Montecatini. Infatti, Nicolò sognò, subito dopo la supplica, Maria e l’Arcangelo Gabriele che lo rassicurarono della sua imminente scarcerazione, avvenuta, poi, il 12.08.1316.

Si costruì, così, la chiesa e si fondò una confraternita di carità. Intorno a questo primo fermento si aggregarono molti soggetti attivi della società napoletana, sostenuti dal medesimo fervore religioso e caritatevole dei suoi fondatori.

Non pochi sono stati i re, le regine ed i principi Angioini, prima, ed Aragonesi, poi, che entrarono a far parte del sodalizio. La Casa Santa dell’Annunziata, diventò, soprattutto dopo essere stata posta, nel 1320, sotto la protezione reale Angioina, fulcro della carità del regno di Napoli, ovvero, il centro del più vasto progetto di opera assistenziale del Mezzogiorno.  Nei 700 anni di vita l’Annunziata, è stata Chiesa, Ospedale, Brefotrofio, Conservatorio, Sanatorio e persino Banco o Monte di Pietà (Banco di Ave Gratia Plena  dal 1587).  

Ma nell’immaginario del popolo napoletano, essa rimase, soprattutto, associata all’opera di ricovero dell’infanzia abbandonata: la cosiddetta Ruota degli Esposti.

Imponente è stata la macchina burocratica che ha governato ed amministrato tutto ciò, composta da Governatori (detti anche Maestri), segretari, economi, scrivani e conservatori dell’archivio. Questa immensa febbrica della pietà, sin dalla sua fondazione ha contato per il suo mantenimento sia su una miriade di lasciti e sussidi, espressione della iniziativa devozionale, aristocratica e popolare, sia sulla paternalistica benevolenza di regnanti e pontefici.

Fra i regnanti che maggiormente evidenziarono la loro magnanimità verso l’Annunziata, vi è la Regina Giovanna II d’Angiò-Durazzo, che tra il 1417 ed il 1434, ha emanato ben 14 diplomi contenenti le più svariate concessioni a favore del Pio Luogo. Il patrimonio dell’Annunziata durante la sua lunga vita è cresciuto a dismisura, grazie soprattutto ai privilegi ad essa concessi dai regnanti. Anche Pignola (allora Vignola) fu una donazione voluta dalla Regina Angioina e favore della Casa Santa.  L’influenza sociale, economica e culturale che scaturì da tale annessione è uno dei principali argomenti che si intende sollecitare ed attirare l’attenzione di tutta la Comunità Pignolese. Sappiamo di certo che Pignola fu annessa, con regolare atto notarile, il 15 luglio 1420 ed amministrata fino al 1453, anno di concessione in enfiteusi perpetua ai Conti Guevara di Potenza, che l’amministrarono fino al 1568, anno in cui fu venduta ad Andrea Imperiale Marchese Doria e che dopo pochi anni fu di nuovo annessa alla Casa dell’Annunziata che la governò fino a quando non venne eseguita la cessione al Ceto dei Creditori nel 1717. Tuttavia, tutto questo lungo periodo di gestione risulta alquanto nebuloso e povero di riferimenti ed avvenimenti apprezzabili che possono favorire una chiara elaborazione storica di quei momenti che, inseriti ognuno al posto giusto, fornissero una risposta certa ai tanti interrogativi lasciati da troppo tempo senza alcuna risposta.

Tutto ciò è necessario ed importante per inquadrare nella giusta dimensione l’indole, il carattere e le peculiarità di un popolo che ha vissuto, è cresciuto e si è plasmato in un contesto, ove non sono mancati gli stimoli culturali ed intellettuali, ma che purtroppo le risultanze identitarie acquisite sono alquanto sconosciute, ovvero frammentarie e disomogenee perché possano favorire una coerente visione di insieme, tale da inquadrare l’identità locale acquisita nel tempo nella giusta dimensione storica, sociale e culturale.

 

Commemorare quest’anno il 600° anniversario della donazione di Vignola alla Casa dell’Annunziata da parte della regina Giovanna II d’Angiò, vuol essere il punto di partenza di un percorso lungo ed ostico, ma alla cui base si ravvisi la necessità di impregnarlo di stimoli per le generazioni future, al fine di far proseguire loro nella ricerca, affinchè tale punto di partenza possa quanto prima raggiungere un significativo traguardo, tenendo sempre fermo nel proprio intimo l’amore per Pignola.

Tutto ciò, nella consapevolezza che tanti pignolesi di buona volontà e scevri da ogni pregiudizio hanno saputo formare i cittadini del loro domani con grande dignità e sagacia, grazie soprattutto al bagaglio identitario acquisito, ove alla base di tutto sono sempre stati in continuo fermento i valori inviolabili della persona umana che vanno dal rispetto reciproco alla solidarietà, dall’amore alla fratellanza, dall’esigenza di libertà allo spirito di intraprendenza sociale e civile a difesa dei più deboli e bisognosi.

In tale contesto Pignola ha visto crescere le sue specificità, sviluppando uno spirito libero ed intraprendente che sollecita ed invita fortemente tutti ad intraprendere il percorso che si intende porre in essere, affinchè, in un afflato comune, ognuno renda merito con coerenza ed obiettività a tanti secoli oscuri della storia pignolese, proiettando nella giusta dimensione quelle auspicabili risultanze per diventare tangibile testimonianza della spiritualità di un popolo orgoglioso del proprio esistere e della propria statura etica, sociale, culturale e civile.

 

Pignola,  Luglio 2020

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Traduzione dell’atto notarile del 15 Luglio 1420 dell’annessione di Vignola,

desunto dal libro patrimoniale dell’anno 1609 della Casa Santa dell’Annunziata di Napoli

 

La Terra di Vignola nella Provincia della Basilicata, confina con i territori di Potenza, della Terra di Abriola, dello Tito di Picerno e altri confini, di fuochi al presente n. 318 (ne conta) secondo l’ultima numerazione fatta e conclusa nel 1600, è posseduta da questa Santa Casa dell’Annunziata Santissima originariamente come una donazione della serenissima regina Giovanna II e poi per diritto d’acquisto, che per diritto di prelazione nel modo che segue ne fu fatta dalla Regia Corte.

 

La Serenissima Regina Giovanna II (prese) i predetti accordi qua a Napoli in Castel Nuovo sua reggia ed abitazione nell’anno 1420 alla presenza di un giudice, di un Notaio, testimoni ed anche dei sottoscritti dell’allora Maestro e dell’allora Governatore di detta Santa Casa e Ospedale dell’Annunziata Santissima, cioè degli egregi, nobili e gentiluomini, Giovanni Tomacello, Notaio Francesco Genovese, Coviello de Leone, Alessandro Tagliamilo e Giovanni Miraballo. E per mezzo di queste parole, riportando la parola dell’Apostolo che così dice: Tutti staremo davanti al Tribunale dell’Eterno Dio, per ricevere sia la punizione secondo il nostro comportamento da vivi e perciò bisogna prevenire con le opere di misericordia il giorno dell’ultima mietitura (--------)

In considerazione (di ciò bisogna) seminare (bene) in terra, perché alla venuta del Signore, possiamo raccogliere con frutti moltiplicati nei cieli una sicura speranza e avendone fede, perché chi semina poco, poco raccoglie, e chi semina nelle benedizioni, dalle benedizioni raccoglie la vita eterna, e considerando che essa è l’ultima propaggine della Regale stirpe dei Franchi in questo Regno, donde sorsero tanti felici Re e Principi Cattolici, ed ortodossi, e che tante e così grandi Chiese, Monasteri e luoghi di Religioni diverse, di Monaci, Frati, Religiose, Monacali e Regolari dentro e fuori del Regno con devota pietà per la lode di Dio Onnipotente e dei Santi e con grandi e ricchi redditi, benefici e doti costruirono, arricchirono e riempirono, e meditando devotamente la stessa Regina, quanto poco tempo abbia l’uomo e il numero dei mesi presso Dio, che ha stabilito i loro termini, che non possono essere prorogati, che i loro giorni passano e i loro pensieri si disperdono tormentando il cuore, che si consuma come un fiore e non persiste mai nella medesima condizione e che tutte le cose di questo mondo sono caduche e transitorie e le cose visibili inavvertitamente passano alla non esistenza (cessano di esistere)

La Regina dunque spinta da una dovuta meditazione su queste cose e illuminata della Grazia dello Spirito Santo, perché lo Spirito Santo spira dove vuole e nelle città (in cui) c’è lo Spirito Santo di Dio, lì c’è la libertà e perché si deve mostrare in qualche modo la Grazia in quei luoghi speciali dove ogni giorno vengono celebrati i divini misteri e si contemplano le sette opere di misericordia.

Inoltre la stessa Regina attendendo in molti modi doversi a diversi generi di Carità, che ogni giorno attualmente si vedono nella Venerabile chiesa e nell’Ospedale di S. Maria Annunziata a Napoli, dove con tante continue lodi e tante continue veglie si celebrano i divini uffici e poiché nello stesso ospedale tanti infermi, tanti deboli invalidi maschi, femmine e ragazzi, orfani, afflitti vengono curati e nutriti con larghezza, da queste e da altre opere qui stesso espresse che io per brevità tralascio, spinta la Regina e per la grandissima devozione che portò con tutte le sue forze all’Eccelsa Regina del Cielo Vergine Maria dai suoi medesimi beni messi assieme con l’aiuto di Dio e acquistati per opera sua (di lei) e acquistati per giusto titolo, per la remissione dei peccati suoi e di tutti i suoi predecessori della Regale Stirpe dei Franche e a lode e gloria del Sommo Dio e della sua Gloriosa Vergine Madre (offre) i sottoscritti beni, che ella offre in terre, la stessa Vergine Madre di Misericordia, che nel suo grembo Verginale per opera dello Spirito Santo preparò il talamo al figlio di Dio, perché Dio nascesse uomo da lei, come lo sposo del suo talamo si procura il domicilio. Perciò che la sapienza dell’Eterno Padre ha provvidenzialmente riferito ai figli che soffrono in questa valle di lacrime. Accumulate per voi tesori nel Cielo, dove né la ruggine né la tigna corrode, né i ladri saccheggiano né trafugano, e ugualmente guardatevi del farvi amici del demone dell’iniquità, affinchè quando morirete vi accolgano nelle sedi eterne.

Perciò donò a titolo di donazione irrevocabilmente tra i vivi a questa predetta Santa Casa Ospedale della Santissima Annunziata le sottoscritte Terre e Luoghi.

1. La Terra di Vignola sita nella detta Provincia di Basilicata, iuxta li suddetti confini.

2. La terra di Massafra sita nella Provincia di Terra d’Otranto, iuxta il Territorio della Città di Taranto, iuxta il Territorio di Puglia, et altri confini.

3. Il feudo di Fasanella sito nella Provincia de ( spazio in bianco)  iuxta il Territorio di S. Angelo, il Territorio di bello sguardo della Serra del Postiglione, et altri confini, con i loro Castelli e fortilezze, Casali, huomini, Vassalli, redditi di Vassalli feudatarij, subfeudatarij, Villani, Angarij, et parangarij, Hospitij, Casa, edificij, Terre culte, et inculte, Castagneti, Vigne, Arbusti Campesi, Prati, Boschi, Cerqueti, Oliveti, Pastini, Battendarij, Ferrere, Molina, robbe mortitie, Monti, Piani, foreste, Defese, Campesi, Salesi, Caccie, Acque, decorsi d’acque, passaggi, Iuspatronati di Chiese, et con tutte Iurisdizioni, necnon et con lo banco della giustitia, con la cognitione delle Cause civili, et criminali tra li huomini, et per li huomini delle dette Terre, et gladij potestate, immunità esentioni, defalcationi, et diminutione de collette, et del servitio feudale, et adohi, Tasse, donativi, mutui, pagamenti fiscali soliti, et consueti, Gratie reale, et Comitale, de territorij, et altre Terre convicine alle dette Terre, et lochi, et personali in qualunque modo e maniera spettenteno a ciascheduna habiti, et ottenuti tanto per essa Regina, quanto per li Predecessori, outili padroni delle dette Terre, et con altre, et qualsivogliano Iurisditioni, et attioni, ragioni, utile dominio, proprietà, et pertinentie sue tutte ,spettantino, et pertinentino in qualunque modo alle Terre, et lochi predette, et a ciascheduna di esse, et con lo loro intiero stato. Quali suddette Terre essa Regina asserì haverle tenute, et tenerle all’hora immediate, et in capite Regia Corte sub certis feudalibus servitijs, sive odohae, et nel resto franche, libere et esente d’ogni altra servitù, reddito overo censo, Angaria, et perangaria et a nessuno  vendute, né alienate, seu hjpotecate, né in tutto né in parte, come tutto si legge, et più diffusamente nel detto istrumento riassunto in pubblica forma, fatto per Notaro Sansone di Condutto il 15 di Luglio del detto anno 1420, quale si conserva fra le scritture di questa predetta S.Casa nel Registro A. fol.205 n.1°     

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CATECHESI 2021

Mercoledi  dalle 16.30 alle 18.00 - Prima comunione


Mercoledi  dalle 18.30 alle 19.30 - Cresima 2° anno


    Sabato  dalle 16.30 alle 18.00 - Confessione

Si rammenta che per la partecipazione al catechismo è INDISPENSABILE
che i genitori abbiano firmato il PATTO DI CORRESPONSABILITA'

Un 17 gennaio in tono minore

 

Certamente chi non è nato e vissuto a Pignola non è in grado di comprendere cosa abbiano provato i suoi abitanti in occasione della ricorrenza di S. Antonio Abate nel 2021; anzi a lui sembrerà alquanto strana, se non esagerata, la loro sensazione di essere stati defraudati, derubati di qualcosa che per essi, e forse in misura maggiore per chi ha superato gli “anta”, rappresenta uno dei momenti più tradizionali della vita del paese.

Momento che non si esaurisce nella tanto attesa e partecipata (da concorrenti e spettatori) corsa di muli, cavalli e asini che pure ne costituisce l’atto culminante più colorito e movimentato, ma anche nel suo preludio: la raccolta ed accatastamento della legna che costituirà l’alimento per il grande falò che arderà nella vecchia piazza principale, e poi la benedizione di tutti gli animali, dai cavalli ai conigli.

Quindi, essendo questi festeggiamenti realmente “tradizionali”, per i Pignolesi il vedere in un piccolo braciere un misero focherello invece dell’imponente fanoja , e  la figura del Santo che invece di percorrere le vie del paese si limita ad affacciarsi quasi timidamente sulla soglia di casa, è stato veramente ben triste.

Il non nativo sarebbe tentato di dirci che ormai dovremmo tutti essere abituati a questo stato di cose, aggiungendo -come al solito- che sono “ben altri” i problemi di cui preoccuparsi; sarà anche vero, ma farà bene a tenere questi pensieri per sé: chi lo va a raccontare a chi sino ad ora aveva visto scandita la sua vita dall’avvicendarsi di eventi come questo ? 

DB           

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Ai futuri sposi della

Parrocchia “S.M.Maggiore”

Pignola

 

Carissimi,

giunga a voi tutti il nostro più caro saluto. Abbiamo vissuto un anno davvero particolare, che sicuramente ci ha indotto a riflettere, porci delle domande e voler confermare, ancor più, la scelta che avevamo già preso.

La preparazione al Sacramento del Matrimonio rappresenta un momento importante, ci aiuta a comprendere maggiormente alcuni elementi che spesso, distratti dalla confusione che ruota intorno ad un così importante “evento”, non consideriamo.

Il corso di preparazione, avviato lo scorso anno, purtroppo è stato bruscamente interrotto, ma quest’anno vivremo comunque un’esperienza formativa insieme a tutti i futuri sposi della nostra Diocesi.

Il percorso diocesano di accompagnamento alle coppie prossime al matrimonio si pone in ausilio ai percorsi parrocchiali ed è rivolto a tutte le coppie, incluse quelle che sono state costrette a rinviare il matrimonio lo scorso anno.

Gli incontri, nell’ottica di rispettare le indicazioni ministeriali, non si terranno in presenza ma tramite l’ausilio della piattaforma “Zoom” e inizieranno sempre alle ore 21.00, con durata massima di un’ora.

Agli incontri parteciperanno anche i responsabili parrocchiali a cui potete far riferimento in caso di eventuali difficoltà. Al termine di questo percorso, ci incontreremo, augurandoci in presenza, per concludere con un incontro parrocchiale in cui saranno fornite una serie di indicazioni.

 

Il primo incontro si terrà venerdì 22 gennaio, perciò diventa necessario iscriversi al percorso: bisogna inviare una mail all’indirizzo famiglia.diocesipz@gmail.com in cui inserire cognome e nome della coppia partecipante, numero di telefono e indirizzo mail; successivamente, riceverete conferma dell’avvenuta iscrizione e, ad ogni incontro, sarà inviato il link per accedere alla riunione su Zoom.

 

Le iscrizioni dovranno pervenire entro mercoledì 20 gennaio.

 

Augurandoci di incontraci presto,

un fraterno saluto.

                                                                                                           Il Parroco

                                                                                                  Don Antonio Laurita

 

                                                                                               I responsabili parrocchiali

                                                                                      Tiziano Candela e Gaetana Lanotte

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da L’osservatore Romano - 29 Dicembre 2020

Rimarrà il paese?

L’altro giorno, al mio paese, è morto un uomo. Ne hanno parlato i giornali e la televisione, perché quest’uomo è morto travolto dall’acqua in un canale ingrossato dalle piogge, mentre cercava di dare una mano a liberare il fosso dai detriti che lo ostruivano. La povera gabbia di parole che si chiama “notizia” si è dissolta molto presto. Ma il suo posto (benedetti social!) è stato preso, davanti ai miei occhi, da una accensione corale e spontanea di piccoli racconti: ognuno dei miei contatti paesani aveva il suo ricordo da fissare, il suo aneddoto da condividere, il suo elogio da appuntare.

Io, quell’uomo, non lo conoscevo. O meglio: lo “sapevo”, ma non lo “conoscevo”. L’avrò visto mille volte davanti al bar sotto casa mia, piantato a gambe larghe a fumare, lunghi capelli ricci neri, volto da falco. A volte mi percepiva, affacciato al balcone dello studio di mio nonno, e alzava la testa guardandomi un istante, con un sorriso di bonaria malizia.

Si intuiva che era un po’ un personaggio, con quel look a metà fra il biker e il cugino di campagna: in che misura, l’ho compreso solo in questi giorni. Ho appreso storie di emigrazioni e ritorni, incontri, motori, amori, amicizia, “fatti” epici, zingarate, perfino una improbabile avventura imprenditoriale sotto il nome (tutto un programma) della “ditta Indio”.

Quelle storie che nelle lunghissime sere al bar, nei lunghissimi pranzi con gli amici, di narrazione in narrazione diventano canti omerici. Insomma, l’uomo, chiamiamolo l’Indio (ma non era questo il suo soprannome principale...), amico di tutti e da tutti considerato amico, era uno dei protagonisti della mitologia del paese.

È cambiato, il paese: le avventure non sono più popolate dai mulattieri dai lunghi mantelli e dai facili coltelli dei tempi dei miei bisnonni; non parlano di lupi, boschi, gelo e briganti, ma di lunghe rocambolesche macchinate da e verso il nord, di concerti e partite di calcio, di sere in discoteca, del lavoro e soprattutto della sua mancanza; di birra e non (solo) di vino.

È rimasto sempre lo stesso, il paese: muta la scena, i costumi, ma la materia del racconto è sempre quella. Soprattutto, il racconto è ancora vivo: continua a tessersi, ad avviticchiarsi come il fumo delle sigarette sotto le lampade gialle e basse, al bar (che era, prima, l’osteria). Al paese si narra, si affabula, si tramanda.

Dicono che in paese si è conformisti e retrivi; tutti spinti a vivere entro una rigida e grigia medietà, oppressi dallo sguardo giudicante degli altri. Io dico che non è vero, anzi che è l’opposto. Il paese è un carro di Tespi abbarbicato alla cresta del monte. Tutti hanno una storia di cui possono essere gli eroi. Intorno ai tavolini consunti o alle tavolate del Ferragosto in campagna, ognuno ha diritto a scrivere il suo capitolo, purché poi lasci ad altri di abbellirlo, tradirlo, musicarlo, riderci o piangerci su.

La paura della morte si affronta, credo, in due modi: distraendosi, ottundendosi - scappando - oppure narrando e danzando, ossia combattendo (si sa che la morte si ferma davanti ai racconti, alla musica, alla danza: d’altronde, Colui che ha vinto la morte non si è affidato alla nostra volontà di prestar fede a dei racconti?). Ma se questo è vero, il paese è una nave dei folli in costante rotta verso Gerusalemme, per combattervi la sua crociata contro la morte. In una perenne commedia, il paese ci offre una libertà da teatranti, sia pure, una libertà da bambini che giocano, forse da illusi: ma che è premessa per qualcosa di più vasto. E d’altronde anche questa libertà, troppe volte, è negata nell’anti-orizzonte grigio e cupo dei casermoni.

Ma rimarrà, il paese? Se quelli come l’Indio vanno via, con che storie riempiremo le lunghe sere gialle? Già non ci siamo più, intorno ai tavolini d’inverno e sotto le nuvole veloci del cielo agostano. Siamo sperduti e frantumati in mille grandi città, «mentre [sentiamo] d’attorno al lago ghiaccio questa lingua straniera» (Ghiorgos Seferis).

Rimarrà, il paese? O gli unici racconti che si sentiranno saranno sussurri, confusi col vento, come nel Nord desolato di Tolkien?

Dicono che la religione di Cristo sia nata per le metropoli e le plebi urbane. Non lo so. Mi piace pensare che sia per tutti. E fra qualche giorno la solenne liturgia ci ricorderà, come ogni anno, che in effetti quella Storia è iniziata in un paese, un paesello anzi; e che i primi a viverla, e credo pure a raccontarsela, furono pastori. Finché Cristo tornerà a nascere per noi, finché torneremo a quel Racconto, ci sarà il paese.

di Giulio Stolfi

CHE TRISTEZZA…

Già, ci eravamo tutti illusi (chi più chi meno) che il peggio fosse ormai alle nostre spalle; qualcuno addirittura credeva che le alte temperature della imminente stagione estiva avrebbero provveduto ad eliminare quel che restava di questo immondo animaletto che tanto dolore fino a quel momento aveva provocato.

Più che una convinzione forse era una speranza, perché -diciamocelo francamente- non se ne poteva più di starsene prigionieri e di continuare a tenere sul viso quell’accidente che non ti faceva respirare liberamente, ti impediva di riconoscere immediatamente le persone e, anche se sembra un male minore, continuava ad appannarti gli occhiali! Qualcuno, forse nel tentativo di esorcizzarla, ne indossava di vari colori; altri vi ostentavano scritte o loghi; per qualche elegantona o presunta tale diventava quasi un accessorio da usare in “pendant” col resto dell’abbigliamento.

Senza offendere nessuno, poiché ognuno è libero di fare quel che vuole purché non infranga i diritti altrui, ricordiamo cosa si dice nella Tammurriata nera (qualcuno meno giovane la ricorderà):

ca tu 'o chiamme Ciccio o 'Ntuono, ca tu 'o chiamme Peppe o Ciro

chillo 'o fatto è niro nero, niro nero comm'a cche !

Che, per chi avesse bisogno della traduzione, significa che possiamo girarla come ci pare, ma la realtà è quella che è...

 

Dunque, dopo che in tanti si sono forse lasciati andare un po’ troppo nel periodo estivo, ecco che puntualmente arriva la resa dei conti, con numeri che sembrano addirittura peggiori di quelli del passato.

Naturalmente ciò fa insorgere dentro ognuno di noi sentimenti diversi, che svariano dalla paura alla ribellione all’ira, il tutto accresciuto in peggio dalla sensazione di impotenza.

E invece, forse senza che ce ne rendiamo conto, ciò che realmente prepondera è un sentimento di tristezza.

Ricordate l’immagine romana del Pontefice che pregava sotto la pioggia in una piazza San Pietro deserta?

Beh, sicuramente non avrà lo stesso pathos, ma vedere a Pignola una vecchina che cammina stentatamente aiutandosi col bastone INDOSSANDO QUELLA MALEDETTA MASCHERINA SUL VISO è qualcosa che può ingenerare solo tanta, tanta tristezza.

Ciliegina sulla torta (si fa per dire…) eccoti arrivare il Natale.

Per i credenti forse la festa più bella e più attesa, una nascita apportatrice di gioia e letizia; ebbene, per quegli stessi credenti quest’anno il Natale è quasi una sfida: niente messa a mezzanotte, cena tra pochi intimi e soprattutto tanto, tanto silenzio come non lo avevamo mai sentito.

Chissà, forse quella notte era proprio così…

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VARIAZIONI AL MESSALE

IN VIGORE DAL 29 NOVEMBRE 2020

PADRE NOSTRO

... rimetti a noi i nostri debiti come ANCHE noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e NON ABBANDONARCI ALLA tentazione, ma liberaci dal male.

 

ATTO PENITENZIALE

Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli E SORELLE …

E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli E SORELLE …

 

SIGNORE PIETA’ – CRISTO PIETA’

KYRIE ELEISON – CHRISTE ELEISON

 

GLORIA

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini, AMATI DAL SIGNORE

 

RITI DI COMUNIONE

Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo.

Beati gli invitati alla cena dell’Agnello